martedì 29 luglio 2008

STOP ESTIVO

Il cielo sopra Lisbona si ferma per una lunga e necessaria pausa estiva, e ritornerà nella prima settimana di settembre. Buone vacanze a tutti e grazie per avermi seguito fin qui.
A presto,
Sandro

venerdì 25 luglio 2008

LA BICICLETTA PIÙ A OVEST D’EUROPA (Fotoracconto, parte 2)

LEGGI LA PRIMA PARTE!

Ai piedi della salita, chilometro 96 sull’EN247, trovo un chiosco e consumo la mia “bomba”: un caffè ristretto (qui lo chiamano italiana) con troppo zucchero. Io amo il ciclismo, e il mio corridore preferito era Gianni Bugno, che sulle montagne non si alzava mai sui pedali, e da seduto scandiva un ritmo che faceva il vuoto. Oggi però il mio stile è più simile a quello di Cacaito Rodriguez, il colombiano smilzo che si agitava tutto, chiamato così per via della sua pelle scura color cacao. Procedo lento ma costante, sempre a testa bassa, perché “guardar lontano scoraggia”, come diceva Vito Taccone, il vecchio scalatore soprannominato “Camoscio d’Abruzzo”. Ogni tanto mi affianca un motociclista, suona il clacson e stira la gamba destra, un gesto che, nel gergo delle due ruote, significa ammirazione per la tua audacia. In questo momento tuttavia mi farebbe più comodo una secchiata d’acqua. Alle 16.17 arrivo a Malveira da Serra, chilometro 92.5, un villaggio minuscolo e un po’ sfigato, così nascosto dal bosco che da qui non si gode nemmeno del panorama sulle spiagge.

Mi fermo soltanto per comprare mezzo litro di the freddo al limone e quattro pile per la macchina fotografica a un mini-mercado, una specie di emporio molto diffuso in Portogallo, dove si trova tutto, ma di scarsa qualità. Proseguo sulla statale e iniziano i tornanti, in uno scenario sempre più isolato e silenzioso. Quando passo davanti alle ville, l’unico rumore udibile, il cigolio della catena, viene sommerso dagli abbai dei perdigueiros, una razza locale di moda tra i lusitani ricchi. Si apre la vegetazione, e oltre le colline vedo la praia do Guincho.

La gamba si è indurita e ho finito il the, ma sono salvo: alle 16.56, chilometro 87, mi appare il bivio per Cabo da Roca. Evviva, si scende.

Appena dopo i ristoranti e le boutique per turisti di Azóia, l’aspetto dei luoghi diventa selvaggio, e mi ritrovo all’improvviso a pedalare dentro un banco di nebbia. Ne esco fuori all’incrocio per la praia da Ursa, una spiaggia incastrata fra le scogliere e gli strapiombi, raggiungibile soltanto da sentieri che discendono la parete rocciosa del monte. Ho letto grandi cose su questo “avamposto costiero”, e decido di fare una deviazione. Lascio la 245 e mi avvio.

Dopo 500 metri di strada sterrata si arriva a una piazzola, dove dei cartelli segnalano in varie lingue che la spiaggia non è vigilata, e che la discesa non è affatto sicura.

Da qui parte una vera e propria mulattiera interrotta da spine e cespugli di rovi, e complice il maltempo, l’ambiente che mi circonda sembra un misto tra l’inferno dantesco e le montagne del presepe. Bellissimi i faraglioni sullo sfondo, alti almeno 60 metri.

La spiaggia non è a vista e i sentieri si ramificano: seguo la scia dei mozziconi di sigarette, che pare la più battuta. Dopo mezz’ora di pene corporali, tra graffi alle gambe e microfrane, mi accorgo di aver fatto la scelta sbagliata: sotto di me si apre una gola profonda, un burrone da cui è bene allontanarsi.

Sono le 18.33 e devo consegnare la bicicletta per le 20.00, non c’è tempo per cercare il percorso esatto. Torno sui miei passi e continuo per Cabo da Roca, che raggiungo dopo poche curve.

Ci siamo, già vedo i pullman dei viaggi organizzati, il faro, e l’ufficio dove al prezzo di 9 euro e 95 è possibile acquistare un certificato personale che attesta il passaggio dal punto più occidentale del continente. Supero quest’area e mi avvicino al monumento, dove tutti si fanno le foto. Appena arriva il mio turno metto in posa la 245. Latitudine 38º 47, longitudine 9º 30: è la bicicletta più a ovest d’Europa.

martedì 22 luglio 2008

LA BICICLETTA PIÙ A OVEST D’EUROPA (Fotoracconto, parte 1)

A Lisbona, per chiunque abbia meno di trent’anni, la domenica comincia alle due del pomeriggio. Prima di quell’ora tutti dormono in preda alla ressaca, un mix di nausee, brividi e mal di testa, strascico della notte esagerata in Bairro Alto. È divertente, al risveglio, pensare a questo popolo di scombinati, ex leoni del sabato sera avvinghiati al plaid come Linus, e che intorno alle cinque consumeranno il solito almoço jantarado (almoço=pranzo, jantar=cena) a base di salsa tonnata e tortiglione Milaneza.
Così, quando alle due di domenica scorsa ho preso il treno per Cascais, mi sono sentito un fortunato fuggitivo.

Cascais si affaccia sull’oceano, ed è la città più ricca del Portogallo. Da Lisbona dista 20 chilometri, e confina col famoso Estoril. Qui la Camâra Municipal organizza un servizio gratuito di noleggio biciclette, rottami cigolanti in assoluta dissonanza con il lusso circostante. Sono le 15.03 quando ritiro la numero 245, e se riuscirò a scalare i 10 chilometri di salita che da Praia do Guincho portano al bivio per Cabo da Roca, diventerà per un giorno la bicicletta più occidentale d’Europa.

Passate in sequenza la villa dove in Sostiene Pereira di Roberto Faenza è ambientata la clinica cardiaca in cui si ricovera il vecchio giornalista, e l’ex residenza di Umberto II, l’ultimo re d’Italia esiliato a Cascais nel 1946, iniziano gli 8 chilometri di pista ciclabile che lungo la costa conducono a Praia do Guincho. Oggi il cielo è coperto e non soffia il vento, fatto raro in questa strada, dove spesso la potenza delle raffiche è tale da impedire la pedalata e ricoprire di sabbia il malcapitato ciclista. Dopo 4 chilometri, sullo sfondo, mi appaiono le scogliere di Cabo da Roca.

Alle 15.51 arrivo al Guincho, che in un giorno normale sarebbe invaso da surfisti, wind-surfisti e kate-surfisti, ma in questa domenica l’assenza di vento ha smorzato l’onda oceanica, e in spiaggia, oltre alla 245, c’è solo qualche bagnante.

Riprendo il cammino e un cartello mi avverte che sto per lasciare l’Estrada do Guincho per immettermi sull’EN (Estrada Nacional) 247. Ciò significa una cosa: d’ora in poi, per 10 chilometri, si affronta la salita.

VAI ALLA SECONDA PARTE!

domenica 20 luglio 2008

CHISSÀ...

Io il 20 luglio del 2001 ero in viaggio per la Croazia. Qualcun altro, in vacanza a Lisbona, lasciò questa scritta.

Chissà se gli abitanti del palazzo, in Largo dos Stephens (Cais do Sodré), hanno mai scoperto cosa accadde sette anni fa in Piazza Alimonda.

venerdì 18 luglio 2008

I DUELLANTI

Evento irripetibile domani sera a Lisbona. In contemporanea, e a meno di 10 chilometri di distanza l’uno dall’altro, saliranno sul palco Lou Reed e Leonard Cohen. Per aiutare gli indecisi a sceglierne uno tra i due, nel corso della settimana i giornali portoghesi si sono prodigati nel pubblicare test come “Sei più beat o folk-chansonnier?” (nel Jornal de Notícias). La rivista Arte Sonora regala addirittura una moneta con la faccia dei due cantanti, per affidare alla sorte la decisione finale.

mercoledì 16 luglio 2008

RECORD MINORI

Se l’edificio più alto d’Europa si trova a Mosca (è la Torre Federazione, 440 metri), il più stretto (in larghezza) e il più sottile (in profondità) sono a Lisbona.
Il primo è al numero 16 di Rua Aquiles Monteverde, nella zona di Arroios, e conta una distanza tra i due muri portanti di 1 metro e 60 centimetri. Due anni fa, a causa delle pessime condizioni strutturali, è stato emesso un ordine di demolizione, non ancora eseguito.


Il secondo è situato in Rua de São Jõao da Mata 92 (Santos), e all’apparenza sembra un normalissimo palazzo con una bella facciata azzurra.


Se però si discende la strada e ci si volta a guardarlo, col suo metro e 54 centimetri di spessore sembra più un pannello da scenografia che un edificio per abitazioni.

venerdì 11 luglio 2008

MOSCA CIECA AD ALFAMA

Due anni fa, cenando bendato a un ristorante di Berlino, il designer lisboneta Hugo Tornelo ha vissuto “un’esperienza sensoriale” fantastica, con il gusto e l’olfatto liberi dal predominio della vista.
Così, in collaborazione con l’ACAPO (Associazione Ciechi e Ambliopi del Portogallo), ha pensato di organizzare ad Alfama delle passeggiate di gruppo coi partecipanti bendati, alla scoperta degli odori, dei suoni e delle caratteristiche tattili del quartiere.
L’iniziativa, che ha riscosso molto successo nel 2007, verrà ripetuta quest’anno il 12, il 19 e il 26 luglio, e l’iscrizione costa 20 euro (per ulteriori informazioni visitare il sito www.cabracega.org o telefonare al numero 913806479). A guidare le comitive bendate sarà Carlos dell’ACAPO, cieco dalla nascita.
Nella foto appare uno sprovveduto partecipante della scorsa edizione, così come è stato avvistato per l’ultima volta da un pescatore nel molo di Santa Apolónia. La sua scomparsa è tuttora un mistero, chi dovesse averne notizie contatti le autorità competenti.

mercoledì 9 luglio 2008

LISBONA CAPITALE FASHION

C’è fashion e fashion, e quello lisboneta io lo trovo interessante, perché sì, evolve spedito come il suo carattere gli impone, seguendo però una sorta di restyling delle risorse ambientali e culturali della città. Dagli anni ’90 in poi, anche grazie al contributo dell’eccellente scuola di design portoghese, la filosofia del popolo fashion di Lisbona ha risposto a una sola regola: tutto ciò che è vecchio diventerà avanguardia.
Non a caso nell’antico e dissestato Bairro Alto hanno aperto decine di boutique di stilisti provenienti da tutta Europa, rimpiazzando attività ormai obsolete. È celebre il caso del serbo Aleksander Protich, che nel ’99 ha ricavato il suo negozio dai locali di un’ex macelleria, adattando a gruccie i ganci per appendere le carni.

La vetrina del Bairro das Cores, al 241 di Rua da Rosa (Bairro Alto)

Un emblema del connubio “fashion-restyling” in atto a Lisbona è il manichino esposto al 193 di Rua da Rosa (il negozio non ha un nome, mi dispiace), avvolto dal nastro bianco e rosso dei lavori in corso, un elemento paesaggistico molto ricorrente nel quartiere, dove c’è sempre un palazzo diroccato o una buca da segnalare.


Per me questo manichino è una fantastica conversione in chiave fashion di una risorsa abbondantemente disponibile nel Bairro Alto: il nastro dei lavori in corso, appunto.
Certo, come in tutte le avanguardie c’è poi chi esagera senza rendersene conto. Sto parlando degli arredatori del bar Majong, in Rua da Atalaia, che rievocando l’antico soprannome dei lisboneti (alfacinhas, mangiatori di lattughe) hanno disposto una serie di lamapadari il cui piatto è un cesto di insalata romana.


Segnalo infine il blog fashionstreet-lisboa.blogspot.com, una raccolta di fotografie di gente fashion che l’autore ha incontrato per le strade del centro di Lisbona.

martedì 8 luglio 2008

3 DEL MATTINO: RITORNA LA CALMA A RESTAURADORES

Dopo la paura delle prime ore della notte i bombeiros (i pompieri) dichiarano l'incendio controllato, e Praça dos Restauradores torna ad essere accessibile ai pedoni fino all'inizio di Avenida da Liberdade.

lunedì 7 luglio 2008

BRIVIDO CALDO

Intorno a mezzanotte il fumo nero che arriva dalla strada penetra l’aria pesante del Bar Estadio, e la puzza di bruciato supera quella di sigarette. I clienti fissi della domenica sera, solitari e semi-alcolizzati, tossiscono e si raschiano la gola, ma impassibili restano al loro tavolino. Esco e inseguo la folla di persone che si precipita verso il miradouro di São Pedro de Alcântara, oltre il quale si innalza un gigantesco bagliore rosso. Dalla terrazza lo spettacolo è infernale: tra Restauradoes e Avenida da Liberdade un intero palazzo di quattro piani è avvolto dalle fiamme, e il vento forte che viene dal mare ha già coperto la Baixa di fumo. Tutti assistono impietriti e rabbiosi, chi se la prende con le strutture in legno dei palazzi antichi di Lisbona, chi scongiura un altro incendio come quello che nell’88 distrusse la parte bassa dello Chiado. Corro a casa a prendere la macchina fotografica, i taxi non passano perché la polizia ha bloccato il transito in diverse zone del centro. Torno dopo venti minuti, e la scena non è cambiata.

Alle tre del mattino i pompieri dichiarano che il fuoco è controllato e non ci sono vittime né ustionati, perché l’edificio era disabitato. Praça dos Restauradores viene riaperta ai pedoni, e riesco a scattare qualche fotografia e a girare un video, che posterò il prima possibile.

FEGATO LUSITANO (Un olio così per gente così)

"VÊGÊ RESISTE A 21 ORE DI FRITTURA. E TU?"

venerdì 4 luglio 2008

ESCAMOTAGE DI MEZZA ESTATE

Chi tornando a Lisbona scoprirà che l’ingresso al Castelo de São Jorge costa 5 euro (fino a due anni fa era gratuito), magari cadrà nell’imbarazzo di dover rinunciare al fantastico panorama che si ammira da lassù (vedi l’inizio del cortometraggio Rovine).
Se però siete trasgressivi e amate le passeggiate notturne, col truccaccio di Ivan Mendes, un amico brasiliano delle mie coinquiline, potrete godervi gratuitamente la vista dal Castello. Il tutto è illustrato in questa fotosequenza:

1) Dall’arco di Rua do Chão da Feira passate sotto la cinta muraria e salite la prima rampa di scale a destra della biglietteria
2) Scavalcate la ringhiera (occhio alle guardie notturne) e proseguite sulla seconda rampa
3) Siete proprio sopra l’arco della prima foto. Andate avanti e affacciatevi dal muro: a destra vedrete il bastione principale, e sullo sfondo il Tejo col ponte 25 de Abril

giovedì 3 luglio 2008

I PENSIERI DEL BLOGGER (Rubrica di intuizioni editoriali, parte 6)

"I limiti di Windows: ora che è estate ed entrano le zanzare nessuno aprirà una finestra per vedere il mio blog..."

martedì 1 luglio 2008