È sempre all'ombra, garantisco. In Largo dos Loios, tra il Castelo de São Jorge e il miradouro de Santa Luzia
lunedì 16 giugno 2008
UNA PANCHINA PER L'ESTATE
sabato 14 giugno 2008
DOPO LA FESTA
Un po’ come Hemingway descrisse nei suoi reportage da Pamplona la magica atmosfera della festa di San Fermin e il controverso rapporto tra l’uomo e il toro, anch’io avrei voluto parlare di Sant’Antonio e del connubio fra il lisboneta e la sardina grassa.
Con quest’ambizione giovedì scorso ho iniziato la lunga nottata fotografando le griglie più suggestive della Bica.E non meno attenzione ho avuto per i personaggi vestiti “a tema”.
Poi però ho incontrato l’anguria alcolica, un pericoloso mix tra polpa e Martini bianco.
Qualche bicchiere di troppo, e la musica di un improvvisato dj…
…così intraprendente da aver smontato una porta di casa per appoggiarci la consolle sul balcone, hanno contribuito a ridurmi così, con questi tremendi occhialoni blu illuminati a intermittenza.
mercoledì 11 giugno 2008
PRIMA DELLA FESTA
Giovedì notte ad Alfama verrà festeggiato Sant'Antonio (è lo stesso di Padova, ma è nato a Lisbona). Sardine, bifanas (carne di maiale) e farturas (dolci fritti con zucchero e cannella) saranno servite da questi banchetti, installati stamattina dagli abitanti del quartiere. Io li trovo molto fotogenici, e così ne ho "collezionati" un po'. 

La saga delle sardine...


lunedì 9 giugno 2008
ALMADA COME PORTOFINO
La zona di Almada, brutalmente chiamata "Outro lado do Tejo" o "Costa do sono" (costa del sonno, essendo un paese dormitorio), è onestamente bruttissima. Qualche giorno fa però, curiosando su Google Maps, mi sono accorto che in questo avamposto di palazzacci e relitti industriali c'è una strada che si chiama Rua da Judaria. E così, andando a vedere che aspetto potesse avere un vecchio ghetto ad Almada, ho scoperto un quartiere di metà ottocento che sembra Portofino, e dal quale, secondo me, c'è in assoluto la vista più bella su Lisbona. 
giovedì 5 giugno 2008
AL "TÍPICA DE ALFAMA"
Come ogni Bairro-Alto-centrico ho sempre escluso a priori l'esistenza di una vita notturna ad Alfama. Più probabile la vita su Marte, pensavo.
Ieri notte però in Rua do Vigario ho scoperto questo "Típica de Alfama", una classica tasca lisboneta aperta fino alle 3.00 e affollata dalle misteriose e sconosciute comunità giovanili del quartiere.
Al bancone ho incontrato Antonio Maini, il fotografo dell'intervista che ho pubblicato martedì. Era bello ciucco, ma gli ho chiesto ugualmente di scattare con la mia macchina una foto il più possibile rappresentativa dell'atmosfera del bar. Ecco il risultato.
Restituendomi la modesta digitale dell'HP (lui che lavora con una D70 della Nikon), laconico mi ha detto: "Potevo impegnarmi di più". Nell'immagine, insieme al gestore Manél, spicca la mia mano destra in procinto di sollevare una tequila.
martedì 3 giugno 2008
L’AVVENTURA FOTOGRAFICA DI ANTONIO ED EMANUELE
Antonio ha 23 anni ed Emanuele 27, sono dei Castelli Romani e vivono a Lisbona vendendo per strada le foto che scattano in città. Li ho intervistati domenica scorsa sui gradini dell’Igreja dos Mártires, in Rua Garret, uno dei punti dello Chiado dove è più facile incontrarli coi loro espositori. Ecco le storie che li hanno portati fin qui.
Antonio Maini
“Fotografo da quando avevo 16 anni. Un giorno mio padre tornò dal mercato di Porta Portese con un regalo per me: era una macchina della Zenith con l’avvolgitore guasto. Per riparare all’inconveniente riandò lì e ne comprò un’altra, questa volta una Fujica con l’obiettivo rotto. Così montai l’obiettivo della Zenith sul corpo della Fujica, e cominciai a fare i miei primi scatti. Da allora non ho più smesso, ho collaborato con vari studi e ho fatto un corso di direzione della fotografia a Cinecittà”.
“Nella primavera del 2006 feci domanda per l’Erasmus, e classificandomi penultimo in graduatoria dovetti scegliere tra le città rimaste libere: Praga, Lisbona e Parigi. Decisi di venire qua perché sono allergico al polline, e la vicinanza del mare mi aiuta a stare meglio. Arrivai a febbraio 2007, e in poco tempo rimasi senza soldi: l’affitto, la caparra e i libri mi pesarono tantissimo”.
“Una sera andai al Tejo Bar, ad Alfama, e chiesi un mezzo whisky. Manél, il proprietario brasiliano, mi domandò se ne volessi mezzo per spendere meno o per non ubriacarmi. Io gli dissi per spendere meno, e lui mi riempì il bicchiere per intero. Avevo con me delle foto di Lisbona stampate proprio quel giorno, e per ringraziarlo gliene regalai una. Lui mi fece i complimenti, e mi invitò a fare un’esposizione nel suo locale”.
“Spesso i clienti del bar acquistavano qualcuna tra le foto esposte, e così mi venne un’idea: scattarne altre e andarle a vendere per strada ai turisti. Presto feci amicizia con Mario, un acquarellista rumeno che esponeva i suoi lavori al miradouro di Portas do Sol. Lui era molto esperto, e mi insegnò le tecniche per convincere i passanti a comprare le fotografie. Vederlo all’opera era una vera e propria scuola per ambulanti: ai turisti inglesi, sapendo che la sua nazionalità non era ben vista, si spacciava per bolognese. Vicino a noi vendeva pure Tania, una ragazza indiana che ricavava portafogli dai cartoni di latte che riciclava dai bar dei dintorni”.
“Finito l’Erasmus decisi di fermarmi a Lisbona per altri tre mesi, le vendite andavano piuttosto bene, ogni sera me ne tornavo a casa con almeno 30 o 40 euro di guadagno. Proprio durante quel prolungamento mi sono innamorato di una ragazza spagnola, e così ho deciso di rimanere ancora qui accettando di fare uno stage al Diário de Notícias(1), al quale mi aveva segnalato un fotografo brasiliano dopo aver visto le mie foto per strada”.Da sinistra: io, Emanuele ed Antonio
Emanuele Correani
“A Roma faccio il fonico e suono in vari gruppi death metal, fra cui gli Zero Tolerance. La decisione di venire qui è nata durante un viaggio in bicicletta che ho fatto l’estate scorsa con Antonio, fino in Umbria. In quell’occasione lui mi parlò della vita che faceva a Lisbona, e mi prestò la sua vecchia Fujica affinché iniziassi a scattare qualche foto. Così, contro l’opinione di tutti, a dicembre ho interrotto il lavoro per raggiungere Antonio e fare questa nuova esperienza”.
“Le insicurezze iniziali passarono quando un fotografo professionista, dopo aver guardato il mio lavoro esposto qui in Rua Garret, mi ha invitato a fare con lui un servizio sulla città di Óbidos commissionato dalla Câmara Municipal”.
“Le vendite sono piuttosto irregolari, ma vanno bene. Oscilliamo dai 40 ai 100 euro al giorno in due. Alla vigilia di Natale si formò addirittura una fila di clienti dietro agli espositori, e la sera tornammo a casa con 300 euro, il nostro record. Abbiamo due formati di stampa: le 20x30 a 10 euro e le 15x20 a 4 euro”.
“Il bello di lavorare in strada è che puoi metterti in contatto con le persone che hanno i tuoi stessi interessi. Qualche settimana fa un fotografo francese e la sua ragazza, una pittrice, dopo una chiacchierata mi hanno invitato a Parigi per cominciare con loro degli esperimenti di fusione tra pittura e fotografia. Io sto già prendendo lezioni di francese”.
(1): Il Diário de Notícias è il principale quotidiano di Lisbona.

