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martedì 1 marzo 2011

IN SENSO ORARIO

In che senso?

British Bar, Cais do Sodré.

martedì 25 maggio 2010

UNITI NELL’ULIVO

Il sogno politico di Romano Prodi sembra aver preso forma a Cais do Sodré.
Ogni torrido pomeriggio fino al tramonto, nell’ampio scenario fluviale del molo lisboneta, decine e decine di cittadini si rinfrescano all’ombra degli ulivi del Jardim Móvel das Oliveiras, fra il Tejo e il capolinea degli autobus.
Ciascun albero, inserito in un colorato piedistallo trasportabile dotato di poltrona, può sollazzare al massimo una persona o due innamorati stretti stretti.


Managers in pieno break-time, pescatori, turisti e vagabondi abbrutiti: qualunque individuo adora sostare qui. È un’oasi trasversale come l’ex centro-sinistra del Professore.

lunedì 19 gennaio 2009

UN MIRAGGIO DI PEZZA E GOMMA PIUMA

Da Praça de São Paulo mi sembra un ammasso di cartapesta colorata gettato tra i fili dell’ettricità. La bruma, il tanfo di bifanas e mare morto e in più la ressaca della domenica pomeriggio: tutto mi offusca le percezioni. Cos’è quell’amorfo collage di pupazzi sospeso su Rua do Alecrim?
Mi incammino verso il gigante ignoto, ma la vicinanza infittisce il mistero. Poi c’arrivo sotto, e scoppio a ridere.

Un colosso di pezza e gomma piuma aggrappato a un’impalcatura di 30 metri. Chi ce l’ha messo? Che rappresenta? Forse è arrivato da solo strisciando per le vie della città.
Ridono i passanti, e persino i tassisti, che bloccano il traffico per osservare meglio.
Mentre scatto le fotografie incrocio lo sguardo di un ragazzo biondo vestito da muratore, fermo sul marciapiede. Ha il sorriso di chi ne sa un po’ di più.
“Lavora in questo cantiere?” gli chiedo. “Non io, ma il mio vicino di casa, ucraino come me. Sai cos’è? Un lombrico. L’ha commissionato il padrone dell’impresa edile per festeggiare i suoi 57 anni, compiuti due giorni fa. Tu cosa pensavi che fosse?”
Un lombrico, già: i gamberi non scalano i muri.

giovedì 20 novembre 2008

NEL TRIANGOLO DEI MARINAI

Si dice che solo a quest’incrocio si parli ancora il vecchio calão, il dialetto dei bassi fondi. Due strade e una piazza, nel cuore del decaduto quartiere portuale di Lisbona, Cais do Sodré, dove le leggende si mescolano allo squallore. Rua do Corpo Santo, Rua Nova do Carvalho e Praça de São Paulo, un tempo la Broadway dei marinai, oggi patetica messa in scena dei tempi che furono. Anziane prostitute, storpi, alcolizzati e malavitosi di mezza tacca si riuniscono ogni notte nei quattro locali che hanno resistito al tramonto di quell’epoca.

“Cosa? Non lo so, ma ti chiamo una donna che lavora qui da trent’anni”, mi dice la barista dell’Oslo.
“Maria, Maria!”, urla con la voce roca.
Dal fondo della sala appare una prostituta, con una grossa scollatura, una maglia di cotone marrone sulle spalle e il viso segnato dalle rughe. Si siede accanto a me su uno sgabello di fronte al bancone.
“Che vuoi Joana?”
“Questo ragazzo mi ha chiesto perché tutti i locali qui intorno hanno il nome di una città del nord Europa. Tu lo sai?”
La donna mi stringe una mano, e il suo sguardo materno, ma carico di malizia, mi trova in difficoltà.
“Per attrarre i marinai stranieri, che fino agli anni ’70 venivano qui a cercare sesso e whisky a basso prezzo. Erano tutti inglesi, danesi e norvegesi quegli zozzi. Uno vedeva un bar col nome della sua capitale e per patriottismo c’entrava dentro, hai capito? Poi hanno aperto quel porto lì, Santa Apolónia, e qui siamo rimasti senza un soldo per campare”.
“E adesso come fate a tirare avanti? Chi sono i vostri clienti?”
“Gente nostalgica, qualche portoghese che da allora non ha mai perso il vizio. Non si sono rinnovati loro e come vedi non ci siamo rinnovate neanche noi”.