Tra i quartieri della "vecchia Lisbona", la Mouraria è il più refrattario alle modernità.
L'umidità dei vicoli (in portoghese becos), i problemi strutturali e una patina fosca di microcriminalità ostacolano iniziative immobiliari o commerciali.
Ad eccezione della spaghetteria Cantina Baldracca non ricordo nessun'altra intrusione di "nuove tendenze" e locali trendy.
Solo mini-market pakistani, osterie e ristoranti africani.
In Mouraria i vecchi stanno a loro agio, animano le strade e mantengono la supremazia "spirituale" del quartiere.
A loro l'artista scozzese Camilla Watson ha dedicato lo scorso settembre l'esposizione Tributo, 19 fotografie di anziani habitantes serigrafate sui muri del Beco das Farinhas.
Eccone alcune...Senhor Joaquim
Dona Amélia
Senhor Salgado
Dona Nazaré
Senhor Henrique
Senhor Carlos e José Moreira
Dona Adelaide
Dona Georgette, Senhor António e Dona Adelaide (particolare)
Senhor Carlos e Dom Quixote
martedì 18 maggio 2010
LA GALLERIA DI BECO DAS FARINHAS
giovedì 11 dicembre 2008
LA LIBRERIA PIÙ PICCOLA DI LISBONA
Fuori...
Dentro...
Escadinhas de São Cristovão 18, Mouraria.
Profonda mezzo metro e larga tre, per metterla a fuoco indietreggio ed entro in bagno: ci trovo il padrone.
- “Piacere, Simão. Come ti chiami?”
- “Ops, scusi, io…io? Sandro”.
- “Ah, come Sandro Pena, grande poeta! Italiano?”
- “Sì, Penna…ma finisca eh, io esco!”
Stringo le spalle e do un’occhiata: libri usati, dischi, fumetti. Uh, c’è pure Marcovaldo!
- “Ah, Italia, Italia: Pirandelo, Buzati, Manzzoni…”
- “Simão, il locale: scelta o casual…”
- “Eccolo! Poesie di António Botto, il Sandro Pena portoghese. Io insegnavo chimica in un liceo, ma poi ho lasciato. I libri, i libri…”
- “Qual è il suo preferito?”
- “Ah, Sinais de fogo, dell’immenso Jorge de Sena, il mio educatore sentimentale. E tu, leggi i nostri autori?”
- “Umh, sì…Pessoa, Saramago, Lobo Antunes…poi…poi…”
- “No, no, no! Sempre loro!”
Simão si adira e scatta una lezione di letteratura lusitana. Mi introduce a Teixeira de Pascoaes, “il mistico”, recita mezzo sonetto di Eugénio de Andrade e divaga sui futuristi alentejani.
Io, però, porto via Marcovaldo.
giovedì 28 febbraio 2008
RUA DAS FARINHAS nº1

Io mi sono posto la stessa domanda.
Sono entrato e l’ho fatta ai camerieri, e pure al cuoco, ma nessuno sapeva. In compenso ho ottenuto il numero del proprietario, lo chef portoghese Diogo Carqueiro.
“Guardi, quel nome nasconde un segreto, anzi, di più, un tradimento inconfessabile al grande amore della mia vita, capisce? Se mi promette di tacerlo gliene parlerò”.
Bloggers, brutta razza, ma i cuochi, quanto narcisismo.
“Fino a tre anni fa gestivo il ristorante Fusão, dove proponevo alta sperimentazione a bassi prezzi. Alta sperimentazione per mia scelta, bassi prezzi per scelta dei clienti: non ero ancora affermato, e appena presentavo menù sui 20 euro l’affluenza si azzerava. Lavoravo sedici ore al giorno con doppi turni sia a pranzo che a cena, solo così potevo recuperare le spese e mantenermi legato alla grande cucina. Vivevo per il ristorante, non era il ristorante che mi dava da vivere, e questa relazione andava invertita. Allora feci ricorso alle ricette popolari italiane, economiche e di buona qualità. Fu un successo, tutti si complimentavano, ma intimamente sapevo di condurre un locale traditore, infedele alla mia passione per le ricette d’avanguardia. Una volta lo confidai a un amico di Roma, e lui mi disse: ‘Sì Diogo, questa locanda tradisce il tuo amore in cambio del vile denaro: è proprio una baldracca'. E fu così che chiamai il nuovo ristorante Cantina Baldracca, chiaro?”
“Ma scusi, visto che è un segreto, ai portoghesi che le chiedono il motivo di un nome tanto incomprensibile cosa dice?”
“Oh, niente, che è una parola italiana con un suono fantastico”.
mercoledì 27 febbraio 2008
RUA DAS FARINHAS nº28
È notte in Mouraria, e al ristorante São Cristovão siamo rimasti io, i due padroni, una vecchia donna addormentata al tavolo e i tre musicisti.
Faustinho è capoverdiano, e la cassa della sua chitarra è retta assieme dallo scotch.
Antonio è angolano e suona il djembè. Su una mano ha una grossa cicatrice a forma di elle.
Batcha è brasiliano e sfrega due coltelli da cucina: si alza, fa uno scatto e me li punta.