Lo paghi, e lui cammina per te.
Per 2500 euro versabili con carta di credito attraverso il sito http://www.peregrino.org, l’imprenditore del software Carlos Gil parte dalla sua casa di Cascais, vicino Lisbona, e raggiunge il santuario di Fatima, a 160 chilometri di distanza, sempre a piedi e in sette giorni contati. Lì prega per il committente, purifica il suo spirito, e gli invia un certificato comprovativo con i francobolli timbrati di tutte le città incontrate nel tragitto.
Carlos Gil come appare nel suo portale peregrino.org
mercoledì 30 aprile 2008
NOLEGGIA UN PELLEGRINO
martedì 29 aprile 2008
CONFRONTO
Il fine settimana lungo mi ha confuso le idee, e sono andato alla Feira da Ladra(1) di venerdì. Non mi era mai capitato di vedere questa piazza vuota. 

(1) La Feira da Ladra è uno storico mercato di Lisbona che si svolge il martedì e il sabato nel Campo de Santa Clara, tra Graça e Alfama.
lunedì 28 aprile 2008
I MURI HANNO ORECCHIE
L’edificio che appare nella foto si trova nella Rua António Maria Cardoso, nel quartiere dello Chiado, e presto ospiterà degli appartamenti di lusso. Per poterlo costruire però nell’ottobre del 2005 è stata abbattuta l’ex sede della PIDE, la polizia politica dell’Estado Novo, dove centinaia di oppositori vennero torturati durante i quarant’anni di dittatura salazaritsta. In memoria di quel periodo non è rimasta nemmeno una targa commemorativa, la demolizione ha cancellato tutto.
Quest’episodio ha dato all’architetto pratese Giorgio Fratini, che nel 2000 ha vissuto a Lisbona nell’ambito del programma Erasmus, l’ispirazione per comporre Sonno elefante - I muri hanno orecchie, un fumetto che racconta la macabra storia di quel palazzo e fa riflettere sul rischio di come le città possano evolversi perdendo traccia del passato. In Italia è stato pubblicato a febbraio dall’editore BeccoGiallo al prezzo di 14 euro, mentre in Portogallo l’uscita è attesa per questa settimana col titolo As paredes têm ouvidos - Sonno elefante.
venerdì 25 aprile 2008
ANCHE UNA TAVOLA DEI LOGARITMI PUÒ ENTRARE NELLA STORIA
All’una di notte del 25 aprile del 1974, quando il dittatore Marcelo Caetano seppe che alcuni reparti dell’esercito stavano occupando Lisbona per destituire il regime, si rifugiò insieme a due ministri nella sede della Guardia Nazionale Repubblicana, in Largo do Carmo. Terrorizzato, restò per 14 ore seduto su una poltrona in una stanza del primo piano.
Intorno alle due del pomeriggio i soldati arrivarono nella piazza, e il Capitano Salgueiro Maia, col megafono, ordinò a Caetano di arrendersi e lasciare il palazzo. Il dittatore però decise di resistere, di non alzarsi dalla poltrona. I militari allora spararono due fucilate in direzione della sua finestra, ma non colpirono nessun uomo, bensì una coppia di tavole logaritmiche chiuse nella vetrina della libreria.
Da allora questi volumi non sono mai stati spostati, e i grossi buchi visibili al centro delle copertine ricordano gli unici due proiettili sparati dall'esercito nel giorno della Rivoluzione.
giovedì 24 aprile 2008
OH NO! PURE QUI IL MAXIBON?
Eh sì, anche in Portogallo, ma solo una volta all’anno.
Alla vigilia del 25 aprile infatti, giorno in cui si commemora la Rivoluzione dei Garofani del 1974, la RTP trasmette sempre il film “Capitães d'Abril” di Maria de Medeiros, dove Stefano Accorsi interpreta il Capitano Salgueiro Maia, uno degli eroi del colpo di Stato che spodestò la dittatura di Marcelo Caetano, il successore di Salazar.
E quindi fascismo nunca mais, ma anche two gust is megl che one!
martedì 22 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
LISBOA NA CIDADE NEGRA – GENERAL D
Ho terminato di leggere in questo fine settimana il libro “Lisboa na cidade Negra” del sociologo francese Jean-Yves Loude, uscito a giugno per le edizioni Dom Quixote al prezzo di 16 euro.
È l’unica ricerca finora condotta sulle influenze culturali esercitate a Lisbona dalla comunità africana. Il fatto che non sia nemmeno opera di un portoghese la dice lunga sull’interesse che mostrano i tugas nei confronti delle ex colonie.
Tra le varie testimonianze raccolte dall’autore, ho deciso di tradurre il “monologo” del General D, nome d’arte del mozambicano Sérgio Matsinhe, il primo rapper che ha cantato in lingua portoghese.
General è un nome di guerra che porta dall’adolescenza, quando al Barreiro, quartiere malfamato sulla riva sinistra del Tejo, riunì una banda di neri per combattere un gruppo di skinheads. Il significato della lettera D, invece, è un segreto che non ha mai svelato a nessuno.
“Sono nato a Maputo, in Mozambico, il 28 ottobre del 1971, povero e nero. Due anni dopo i miei genitori emigrarono a Lisbona, illusi di trovare una vita migliore. Già da piccolo, crescendo al Barreiro, mi sentivo uno ‘scuro’, tra i peggiori individui della specie. Mi ricordo di una canzone che sentivo per strada, e che faceva: ‘Ci sono Manuel e João, bimbi portoghesi, e poi c’è Chico lo scuro, piccolo negro’. Non avevo i soldi per vestirmi come i miei amici, e passai un’adolescenza frustrante, cercando di apparire un bianco negli atteggiamenti e nell’aspetto fisico. Come molti altri giovani neri usavo creme per schiarirmi la pelle e andavo dal parrucchiere per farmi lisciare questi ricci ispidi. Ciò non bastava, ero sempre bersaglio di insulti razzisti, mi accettavano soltanto per giocare a pallone, perché ero bravo e compatriota di Eusebio, la mitica Pantera Negra del Benfica. Le ragazze bianche non mi guardavano nemmeno: volevo conquistarne una non per passione, ma per ascendere allo stesso livello dei portoghesi. Ma niente, ero sepre emarginato: io stesso maledicevo il mio largo naso da nero e le mie labbra spesse. Non mi accettavo”.
Il General D come appare sulla copertina del suo terzo disco Kanimambo (http://cotonete.clix.pt/)
“Poi a diciotto anni la mia vita cambiò, perché conobbi l’hip-hop e i testi di denuncia sociale del rap. Smisi di comportarmi come un bianco, divorai tutte le biografie di Malcom X e a scuola litigavo con quei professori che sostenevano che l’Africa e gli africani non erano niente prima dell’arrivo dei colonizzatori. Mi avvicinai al movimento hip-hop iniziando a comporre i miei primi brani, con l’intenzione di dar voce alla rabbia delle comunità nere costrette a vivere nei bairros de lata della periferia lisboneta. Noi neri non crediamo nei nostri mezzi. Non abbiamo autostima e pensiamo che sia impossibile diffondere la nostra arte al di fuori dei ghetti in cui c’hanno rinchiuso. Il mio primo disco uscì nel 1994 e si chiama PORTUKKKAL, perché paragona il Portogallo al Klu Klux Klan. È una critica violenta al Governo razzista di allora, il cui Primo Ministro era l’attuale Presidente della Repubblica Cavaco Silva, e agli stessi africani che come avevo fatto io cercavano di allontanarsi dalle loro radici per sembrare dei bianchi. Fui il primo rapper a cantare in portoghese, nessuno pensava di poter scrivere certi testi usando la lingua del fado. Dopo la prima apparizione in TV la EMI mi fece un contratto, ma nel giro di tre anni fondai una casa di produzione indipendente, per favorire il lancio di musicisti appartenenti alla mia comunità”.
“I neri del Portogallo in assenza di modelli propri hanno sempre cercato nei neri d’America un riferimento culturale, ma questo è sbagliato, perché le nostre storie sono diverse. Il mio rap non è influenzato come il loro dal blues, dal funk e dal soul, ma dal funaná, dalla coladeira e dal batuque capoverdiani”.
“Lisbona non è una città multiculturale, qui comandano gli occidentali, e tutti gli altri sono rinchiusi nei ghetti periferici. Le nostre stesse manifestazioni culturali sono ghettizzate, e quando escono sono controllate e mitigate dai bianchi. È nostro compito trovare delle forme di comunicazione indipendenti”.
