Per molto tempo mi sono chiesto perché, ad ogni ora del giorno, un’insospettabile e variegata clientela entrava e usciva dal cinema pornografico Paraíso, nella centralissima Rua do Loreto, tra Praça Luís de Camões e il quartiere di Santa Catarina.
Comitive di impiegati e commesse in pausa pranzo, anziane signore e persino poliziotti in divisa: un andirivieni no stop, rutinario, senza la malizia o gli sguardi furtivi di chi non vuole essere “sgamato” in un posto simile.
Poi un giorno, proprio in Rua do Loreto, incontro un amico brasiliano che mi invita a bere un caffè. Mi lascio condurre e con la massima disinvoltura si addentra nel Cinema Paraíso.
Passiamo un corridoio zeppo di strumenti sadomaso e DVD hard esposti nelle bacheche (ricordo “Bacalhau com ucranianas” e “Aventuras sexuais de um Cavalo Lusitano”) e arriviamo in un bar, una piccola area decorata con stucchi e dipinti pseudo-barocchi raffiguranti scene erotiche.
Assaggio il mio espresso: il migliore mai provato a Lisbona.
Finalmente la voce era giunta anche a me.


