Da Praça de São Paulo mi sembra un ammasso di cartapesta colorata gettato tra i fili dell’ettricità. La bruma, il tanfo di
bifanas e mare morto e in più la
ressaca della domenica pomeriggio: tutto mi offusca le percezioni. Cos’è quell’amorfo collage di pupazzi sospeso su Rua do Alecrim?
Mi incammino verso il gigante ignoto, ma la vicinanza infittisce il mistero. Poi c’arrivo sotto, e scoppio a ridere.

Un colosso di pezza e gomma piuma aggrappato a un’impalcatura di 30 metri. Chi ce l’ha messo? Che rappresenta? Forse è arrivato da solo strisciando per le vie della città.
Ridono i passanti, e persino i tassisti, che bloccano il traffico per osservare meglio.
Mentre scatto le fotografie incrocio lo sguardo di un ragazzo biondo vestito da muratore, fermo sul marciapiede. Ha il sorriso di chi ne sa un po’ di più.
“Lavora in questo cantiere?” gli chiedo. “Non io, ma il mio vicino di casa, ucraino come me. Sai cos’è? Un lombrico. L’ha commissionato il padrone dell’impresa edile per festeggiare i suoi 57 anni, compiuti due giorni fa. Tu cosa pensavi che fosse?”
Un lombrico, già: i gamberi non scalano i muri.